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Rosabella and the Citizen cane.

Il primo potere.

FENOMENOLOGIA DI UN ZUCCHINA

Ottobre 20th, 2005

Andare per locali con Zucchino, (che come idea di partenza è un andare a donne che poi si trasforma inesorabilmente, per sconfitta e per ripiego,  in una sana bevuta), è un po’ come gettarsi in una rissa a fare da pacieri, accompagnati da Mike Tyson.

Non hai una sola possibilità su cento di raggiungere l’obiettivo.

Non che Zucchino sia cattivo. Anzi.

E’ buono come il pane di due giorni. Una scaldatina ed è come appena sfornato.

Ma è l’estetica che lo frega.

Gli manca in toto l’essenza della classe, del buongusto, dello stile, della raffinatezza, del comportarsi, del vestirsi, del galateo, del savuor fair.

In poche parole è un uomo Erectus bell’e buono, sulla scorza e fino alla radice, ruvido al tatto come la carta vetrata, bello alla vista come la sabbia negli occhi, fastidioso all’udito come le onde AM.

E’ un Ciccio di Nonna Papera invecchiato solo all’apparire, è il Bombolo Venticello dei film di Tomas Milian.

E’ puro trash, è la commedia erotica all’italiana. Il problema è che quando c’è lui, non si sbircia manco una tetta della Fenech attraverso lo spioncino.

Il mondo della donne si allontana verso l’infinito, come in assenza di gravità, verso le altre galassie Uomo.

Ultimamente, da quando il freddo ha iniziato a farsi sentire, indossa una mantellina rossa impermeabile che si gonfia al vento, come la vela di un deltaplano.

Sembra uno di quei supereroi impacciati, sfigati e un po’ tristi, di quelli che hanno bisogno di un altro supereroe che li tiri fuori dai guai.

E se uno poi si domanda chi te lo fa fare di accompagnarti a un tizio del genere, a parte che è la stessa domanda che ci si pone noi ogni volta che si passa a ritirarlo sotto casa, la riposta è.

Bè cazzo. Zucchino è un amico da una vita.

Gli amici te li scegli, va bè, ma a volte te li ritrovi lì dopo anni, cambiati o sempre uguali, invisibili o ingombranti come due pacchi sotto le ascelle, silenziosi o fastidiosi come due calzini spaiati. 

E ti chiedi e ti rendi conto. E questo che centra con me?

Ma ormai son lì, inabbandonabili  come un cane vecchio e bagnato che ti ciondola per casa, che non da soddisfazione, ma nemmeno fastidio. Ti fa tenerezza, accende ricordi, è educato e sporca dove gli hai insegnato.

L’affezione, come l’amore eterno, cresce, si stabilizza, poi cala fino a diventare sopportante convivenza.

Probabile che l’amore eterno non esista.

E’ un amicizia estrema, quasi lesbica, con una concessione alla carnalità.

Zucchino a certe ore della notte, sui rientri, sulle strade storte e dentro la guida più o meno ebbra, approfitta dei tuoi cedimenti fisici (lui non beve), e ti prende per stanchezza.

Tira fuori il suo lato romantico, perché per quanto è grosso e rustico, è pure sensibile come un dente cariato.

Siamo alle solite.

Tempo due battute, ti sta di nuovo intortando, cercando giustificazioni e assensi, con la strarisentita favola delle sue tre storie fallite.

Questa mi pare di averla già sentita.

Pure questa.

Ah bè, questa non poteva mancare.

Zucchino è convinto di essere stato tre volte vicino a fidanzarsi.

Spiace fargli notare che mandare i messaggi telefonici alle ragazze e ricevere, a distanza di una settimana, una risposta ogni tre inviati, non è propriamente segno che lei sia pronta a donarti anima, cuore e mutandine.

Ma vogliamo forse spiegargli la complessità psichica del mondo femminile?

Vogliamo forse avvisarlo che per una donna un “Ti Amo” e un “Guarda sto già uscendo con tre tipi contemporaneamente non ho spazio” possono avere lo stesso significato?

Una volta, giura, di aver anche pomiciato sui divanetti di una discoteca, con la sua fiamma storica.

Vogliamo tristemente fargli notare che trattatavasi precisamente di un succhiotto bavoso e mal eseguito, riuscito solamente perché lei, alle soglie della disperazione, la avrebbe data al primo che passava, ma sfortunatamente, quella sera non c’era in giro un cane e così si è accontentata di quel che passava il convento? 

Zucchino ha a suo dire anche scaricato una tipa con la quale, durante un matrimonio pallosissimo, si era allontanato per quattro ore, trascinandola a forza per un tour itinerante, di tutti i peggiori e malfamati locali del circondario. 

Dice che sarebbe bastato uno schiocco di dita ma.

Praticamente era già fatta e.

Lei dava tutta l’idea di una che. 

Ma la differenza d’età lo aveva spaventato. Lei era molto più vecchia di lui.

Mica che lei non ne volesse sapere eh! No no.

E poi c’era anche un’altra cosa che non andava.

Aveva tentato in più di una circostanza, pensate un po’, di dire la sua all’interno di una qualsiasi discussione. Ma non staremo mica scherzando? Donna, chi ti credi di essere? Zitta e cuccia!

Così anche questa storia era finita.

Siamo così infimi da fargli presente che non era mai iniziata? No per Dio! Perché essere così puntigliosi con un amico? Che saranno mai i dettagli?

Si sa, è necessario reggersi il gioco l’un l’altro. Darsi degli alibi.

Gli amici devono essere in grado, di avere molto più prosciutto sugli occhi del necessario, quando ce n’è bisogno.

E se a Zucchino gli vuoi bene, ti devi mettere un panino imbottito al posto degli occhiali, e il cuore in pace.

Fortunatamente è un golosone. Una volta sentito nell’aria il profumo, non resterà molto dei panini e si scorderà di struggerti il cuore.

Ovviamente non ha mai fatto all’amore.

Ma certi giorni, quando abbiam su la divisa da scaricatori di porto e la finezza regna sovrana, ma altrove, quando gli argomenti son finiti, il viaggio è lungo e allora, di cosa vuoi parlare, se non di tette, cosce e culi, in quei giorni Zucchino, approfittando della gogliardia del momento, della distrazione data dalla cagnara, come una mano morta sul sedere nella calca del tram, la piazza li, tra tre parole biascicate, una risata e dieci volgarità.

“ Ragazzi qui ci vuole una svolta, dall’ultima volta, non mi ricordo manco come si fa, porcazozza”.

E se non sei distratto, impreparato o credulone come sperava, la lasci ugualmente scivolare nell’aria, come una puzzetta leggera in luogo aperto, a perdere presto effetto ed intensità.

La lasci perché è così, non fa male, colma mentalmente distanze credute imbarazzanti, e come le fidanzate immaginarie, le pomiciate sul colletto, il “sarebbe bastato volere” da un po’ di morale, convinzione, autostima. Per notti con meno luna e giorni con più ombra. 

Non gonfia il petto, non costruisce castelli, non fa fare passi troppo lunghi.

Non supera il limite oltre il quale l’amicizia deve intervenire a infrangere i sogni. A riportare i piedi per terra.

Zucchino fa centoventi chili. Ce ne vuole a farlo prender quota.

Casomai spero di non esser li sotto se dovesse precipitare.

Non so come la prenderebbe.

Probabile lui ti direbbe. :- A novanta!

Ma quella è un’altra storia.  

18 Responses to “FENOMENOLOGIA DI UN ZUCCHINA”

  1. Smokestar ha detto:

    Pista…Milano anch’io!

    😀

  2. pista ha detto:

    noi e la nebbia ti aspettiamo.

  3. pista ha detto:

    minchia,non me lo dire…sai quanto girano a me…oh quando vieni a milano ci chidevamo io e ubi? va che ti si ospita…

  4. pista ha detto:

    si,si stava meglio quando si stava peggio. no,peggio di così non siamo mai stati…polenta e funghiiiii!!!

  5. boxroom ha detto:

    Buongiorno Tesorino:)

  6. anonimo ha detto:

    mart basta lavorare,tutti e due…

    pista

  7. sidgi ha detto:

    buongiorno Mart!

    da noi le zucchine si chiamano “sucolli” e fritte impanate sono buonissime! 🙂

  8. Pillow ha detto:

    però quanto so bbbone le zucchine diosololosa!

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