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Rosabella and the Citizen cane.

Il primo potere.

L'UNICO BACIO

Novembre 4th, 2004

Ieri sera mi è capitato di rivedere, mentre me ne consumavo tranquillo dentro la cucina calda e silenziosa, la solita ritardata cena del post palestra, L’ULTIMO BACIO, film immagino entrato fra i classici del cinema italiano e se non ricordo male, riscuotitore ai tempi, di un notevole successo.


 


Non essendo un grande “”cineamatore””li per li, pur sapendo di averlo gia visto,sapeva un po di novità, di prima visione.


Ma man mano che le immagini se ne scorrevano via, a iniziato a ritornarmi in mente la trama e quella spiacevole sensazione di sapere come gia tutto va a finire.


 


La cosa che però non ricordavo era la grande nevrosi da storie interrottè, da rapporti infranti e conseguenti isterismi, dubbi, incertezze e paure e sensi di colpa e ripensamenti e allo stesso tempo voglia di libertà, fuga dai legami stabili, abbandono degli impegni, pause di riflessione, AMORE che non c’è più, che non c’è mai stato, che forse ritornerà.


 


E cosi dentro tutta la sequenza di urla isteriche, liti a fior di pelle, telefonate irrisposte, la mente mi è vagata indietro nel tempo, all’ultima specie di storia mai inziata che mi è capitata, ormai tempo fa.


E quelle sensazioni che scorrevano in fotogrammi sullo schermo hanno iniziato a diventarmi sempre più comuni, sempre più vissute.


 


Ho ricordato il primo piacere, quello di essere cercato e poi l’infinita serie dei malintesi, le delusioni, gli scontri, le parti che cambiano e il passare da cacciatore a preda.


E da preda, sentirmi braccato, in gabbia, la voglia di evadere, fatta di mille scuse, di incontri evitati, di frasi mezze dette e mezze nascoste per fuggire semplicemente dall’ammissione della verità, l’incapacità di troncare di netto e la speranza che il tempo faccia da lenitore delle ferite e occultatore dei sentimenti.


Non cèra feeling, non cèra niente in comune, silenzi dentro i quali mi prendeva il panico e risposte a monosillabi a ogni tentativo di dialogo che cercavo di costruire dentro le serate obbligate.


Così mi sono allontanato in punta di piedi, piano, lentamente e in silenzio nella speranza di non venir notato. Sono fuggito dall’ULTIMO BACIO perché mi opprimeva solo all’idea. Odio la sofferenza e odio far soffrire e i finali amari non fanno per me.


Credo non sia stato corretto andarsene lasciando ancora le cose, in leggero bilico, senza mai un chiarimento definitivo, una presa di posizione certa. Non penso sia da me, ma ora ho capito che era solo la paura dell’ ULTIMO ATTO e non so se questo possa essere una scusa accettabile, una giustificazione plausibile.


Ho deciso che i comportamenti elettrici e impazziti di fine storia che riempivano la cucina e si espandevano nel silenzio ovattato per poi piombarmi addosso, come un eco incanalato verso il fondo di un pozzo, li volevo evitare.


Li dovrò evitare.


 


Così ho guardato al futuro e l’ho sperato con un UNICO e definitivo BACIO.


Unico, solo e per sempre.


 

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