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Rosabella and the Citizen cane.

Il primo potere.

PROFILO DESTRO

Agosto 30th, 2005

Il Signor Barnby era davvero preoccupato.
:- Cristo, non sono affatto fotogenico, pensò. Ho davvero un pessimo ceffo. Ma non pessimo nel senso di deforme o inguardabile o con dei tratti sin troppo caratteristici. Bè si anche quello. Ma è che perlopiù, mi beccano sempre in flagrante, ma anche se mi metto in posa, con delle smorfie ridicole e imbarazzanti. La faccia sgradevole di uno che ha appena pestato una. Il sorriso forzato di uno che è appena morto il fidanzato della sua ex e deve far finta di essere dispiaciuto. L’espressione atterrita di uno con il mal di stomaco e il bagno occupato. La presenza incerta e paonazza di un alcolista poco anonimo.
In effetti non era preoccupato.
Era semplicemente atterrito. Stava provando una serie di sorrisi e pose da cineattore davanti allo specchio (fedele) del bagno, che era quello sul quale, a suo dire, s’impressionava meglio. O meno peggio.
Le settimane a venire sarebbero stati giorni di grande spreco di celluloide e pixel e rullini. E sarebbe stato poi veramente sgradevole, e poco edificante per la morale, trovarsi lì a girare pagina dopo pagina gli album fotografici, perché poi alla fine non resisteva mai alla tentazione di andarsi a guardare, con negli occhi dipinta la paura di trovare dietro ogni angolo, il suo faccione agghindato in espressioni circensi o addobbato per la festa dei morti.
Era il sorriso.
Una volta erano i capelli, le orecchie, il naso, la bocca, gli occhiali, la pelle macchiata, le sopracciglia.
Adesso in più c’era anche il sorriso. Storto, sbilenco, imbarazzato ed imbarazzante, piegato, arricciato all’angolo come se avesse abboccato all’amo e adesso la lenza lo stesse tirando in superficie. Come l’istantanea di un pugile catturato nel momento in cui un gancio destro gli frulla i lineamenti e gli modifica i connotati.
:- Dannazione. Mi piace sorridere. E’ giusto sorridere. Ma di questo passo è meglio che inizi ad evitarlo. Non ci siamo proprio.
Dalla parte opposta dello specchio un tizio gli ammiccava con poca convinzione. Allargò la bocca, stringendo le due file dei denti, una sull’altra. Erano bianchi ed invidiabili, ma quello non era il modo di sorridere. Lo avrebbero preso per scemo. Come se non bastasse.
:- Bella sfiga, si disse, ma dovrò ricordarmelo.
Questa cosa del fotogenico, gli dava in parte sulle palle, in parte sul morale. Avrebbe avuto voglia di filare in camera e togliere dal fondo del cassetto quel paio di album di gite scolastiche e vecchie vacanze, che gli eran rimasti.
Per cercare un dissenso alle sue certezze. Ma sapeva che ne sarebbe uscito a pezzi.
Su quei rullini erano impressionate solo conferme dell’ idea ormai dilagante che si era fatto di se stesso.
Non era affatto uno schianto. Semmai dava l’idea, di uno che, da uno schianto, ne era uscito. Ma non indenne.
I suoi amici erano veramente brutti. I simili si attraggono. Ma in foto riuscivano una meraviglia. Dei veri profili hollywodiani, in qualsiasi posa ed occasione fossero immortalati.
La cosa gli rodeva non poco.
Lui era brutto e ancor più brutto se n’usciva ritratto. Aveva iniziato seriamente a pensare che in giro ci fosse una macchinazione nei suoi confronti. Inoltre si stava da tempo chiedendo, dato che è impossibile vedersi con i propri occhi ( ehi dico, avete mai pensato come sarebbe vedersi con i proprio occhi senza immagini riflesse o riportate da fonti terze?), quale, tra i vari sistemi auto-visivi, specchio, foto, stagno, video, quadro, identikit, racconto tramandato, immagine satellitare, sia il più reale, quale proietti l’immagine più corrispondente all’originale, quale sia quello, del quale avrebbe dovuto fidarsi oppure diffidare.
E dopo qualche altro tentativo di posa, dopo che anche lo specchio aveva più e più volte scosso la testa, aveva deciso che non valeva la pena perdere tutto quel tempo. E si spostò davanti alla specchiera dell’armadio della camera, ed attese impaziente che quest’ultima, gli scattasse una serie di polaroid.
Inutile dire che fu tutta fatica sprecata. Quell’armadio come fotografo non valeva un accidente.
Tornò verso la cucina e lungo il corridoio, si diede una sbirciata agli specchi dell’appendi-abiti lungo la parete. Una occhiata veloce, perché sapeva già, che con la luce che lo coglieva alle spalle, sembrava pallido e cadaverico e gli veniva quella faccia da influenzato in carenza vitaminica.
C’èrano un paio di sue foto, attaccate in vari angoli della casa. Si sa, i bambini, in genere, sono tutti bellocci per lo più. E’ difficile essere veramente inguardabili sotto i dieci anni.
Difficile ma non impossibile, pensò.
Cominciava a prendere una brutta piega quella giornata. Decise che era meglio portare fuori quel suo brutto muso a prender aria.
Camminò lungo le strade del centro, tenendo lo sguardo fisso sul marciapiede. C’erano buone possibilità di non vedersi, a meno di non imbattersi in una pozzanghera.
Fortunatamente quella era un estate veramente arida.
Poi qualcosa dentro una vetrina attirò la sua attenzione, e non poté non guardare compiaciuto.
Un tizio lo osservava. Una faccia davvero brutta, che gli avresti dato due lire, a patto che lei te ne desse almeno dieci di resto.
Si sentì sollevato e terribilmente sicuro di se. Si accarezzò il mento con la mano e si passò il pollice lungo le labbra.
Era una posa che aveva studiato a tavolino e quella che gli riusciva meglio.
Lanciò un occhiata a una sventola che gli stava sfilando accanto. Lei gli sorrise.
Era un ottima mattina e il sole stava scendendo lungo la via per fare compere. Lui era fermo lungo il marciapiede nella sua posa migliore, fuori da “Harolds, specchi e cristalli”. Dentro la vetrina, ora il tizio gli dava le spalle.

11 Responses to “PROFILO DESTRO”

  1. anonimo ha detto:

    minchia,uomo coraggioso,mart….

    pista

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