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Rosabella and the Citizen cane.

Il primo potere.

Racconto breve…

ottobre 8th, 2004

Audace era stato un grande fotografo.


Probabilmente il più grande fotografo di Sicilia.


Non vi era stata nei decenni trascorsi, festa, ricevimento, personaggio noto o meno noto, che non si fosse fatto immortalare della sua macchina fotografica.


Audace tecnicamente non era un grande fotografo.


Solamente nessuno come lui riusciva a catturare le emozioni.


Non fotografava, ammirava.


Guardavi il ritratto di un volto e vedevi sensazioni su uno sfondo bianco.


Ammiravi una festa di borgo immortalata sulla pellicola e sentivi la musica su uno sfondo colorato color pastello.


Nessuno si è mai spiegato come facesse.


Audace, come ogni artista, non avrebbe mai svelato il trucco del mestiere.


Ma non cèra trucco, o tecnica, o pellicola speciale.


Audace in realtà, fotografava con gli occhi.


 



La ragazza quella mattina si era svegliata di malumore.


L’aria del rientro sembrava avesse contagiato solo lei.


Le amiche gia vociavano allegre nell’atrio, decise a sfruttare pienamente quell’ultima giornata di soggiorno.


L’idea di tornare tra gli angusti e ombrosi spigoli della città la soffocava.


Le soffocava il sorriso.


Le indolenziva le ossa.


Il calore elettrico accumulato durante la vacanza , piccole scariche emotive ad alta frequenza,


che l’avevano ricaricata come pila alcalina,


le stava scivolando di dosso come granelli di sabbia, alla sera,


lavati dal getto della doccia, di ritorno dalla spiaggia.


Al rientro, di quei giorni, sarebbe rimasto solo un irritante strato


di sabbia, bianca, sul fondo della valigia.


 



Audace era stato un grande fotografo.


Sicuramente il più grande fotografo di Sicilia.


Poi la tecnologia lo aveva fottuto.


Fottuto alla grande.


Fotocamere digitali. Tremilioni di pixel per millimetroquadrato.


Immagini JPEG. Filmati MPEG.


Programmi di ritocco fotografico per PC.


Masterizzazione su CD.


Invio diretto all’indirizzo e-mail.


Era arrivata la tecnologia e Audace era stato spazzato via,


sferzato da un vento che sapeva di novità, gioventù ed elettronica.


Si era trovato quel giorno sulla spiaggia sbagliata,


un giorno di burrasca e vento dal continente.


La sabbia nel mirino,


le gocce di pioggia grigie sull’obiettivo.


 



La ragazza a metà mattina era sempre pìù di malumore.


Le amiche imperturbabili, tra le bancarelle alla ricerca di souvenir.


La ragazza non intendeva portarsi appresso degli inutili ricordi,


da osservare con malinconia sul comodino per tutto l’anno.


Le emozioni erano gia al largo, affondanti in quel mare che accarezzava l’Africa.


Lei non cèra fatta per i cupi colori della città,


eppure la mente era gia in viaggio, sul treno verso casa.


Da sotto il vestito leggero, il costume emanava,


vanigliati aromi di creme abbronzanti.


La ragazza si diresse, per l’ultima volta, verso la spiaggia.


 



Audace non aveva reagito alla tecnologia.


Diversamente la gente aveva reagito decisamente troppo bene alla tecnologia.


Nessuno da tempo si era filato più le suo emozioni impressionate su carta.


Tutti preferivano la fredda precisione di cinquecento kappa di informazioni impalpabili.


Audace aveva pulito la macchina.


Dalla sabbia e dalle goccie di pioggia.


Ma la pelle abbronzata e rugosa di sole,


i capelli e la barba bianchissimi sempre in ordine,


la camicia aperta sul torace imponente e villoso,


le collane d’oro al collo


e perfino la colonia muschiata,


bhe..quelli erano fottuti.


L’uomo era fottuto.


Sconfitto nell’orgoglio, incapace di reagire.


 



La ragazza aveva freddo.


Aveva freddo nonostante il sole la schiacciasse contro il calore della sabbia.


Due calori, forse, si annullano.


La ragazza era sdraiata sul bagnasciuga.


Qualche onda con maggiore impeto, riusciva a spingersi fino a lambirle le ginocchia.


Oggi non era il solito mare.


Trasportava terra d’Africa che sapeva di foreste, leoni e piramidi.


Qualche onda con maggiore impeto, strusciava languida le caviglie color miele della ragazza.


La ragazza era assente.


Gli occhi chiusi, una percezione sensibilissima dell’udito.


Poteva sentire i passi delle persone avvicinarsi, ammortizzati dalla spiaggia intrisa d’acqua,


dall’altra parte del mare.


 



Audace non aveva reagito alla tecnologia.


Da quel giorno aveva scattato solo per se.


Foto ricordo.


Scattava solo foto di albe bianche e rossi tramonti.


Si accecava al mattino, sotto il riverbero bianco del sole sul mare agitato.


Si accecava alla sera, sotto il fuoco rosso del sole sulle acque placide e stanche.


Fotografava l’alba, cercando di ritrovare la sorgere della propria fama.


Immortalava il tramonto per convincersi che tutto finisce.


Tra l’alba e il tramonto passeggiava lungo la riva,


con le scarpe laccate bianche,


esclusivamente sulla sabbia bagnata,


per evitare che la sabbia gli entrasse fra le dita.


Odiava la sabbia.


Ora odiava anche la macchina fotografica che portava,


instancabilmente da quarant’anni, a tracolla,


nel fodero di cuoi nero.


 



La ragazza si scuote d’improvviso dal torpore.


Resistette alla tentazione di imprecare.


Un anziano signore vestito di lino bianco,


era finito disteso al suo fianco nella sabbia soffice.


Il signore stava imprecando.


Si era tolto le scarpe e le stava scuotendo per far uscire la sabbia.


Odiava la sabbia.


Scusi signorina non l’avevo vista.


La ragazza accenno un sorriso.


Un sorriso stanco.


Si tirò a sedere e raccolse le ginocchia fra le gambe.


La ragazza aveva freddo.


Raccolse la macchina fotografica che era uscita dalla custodia.


La pulì.


La pulì dai granelli di sabbia anche se era coperta dalla polvere dell’inutilizzo.


 



Era mezzogiorno e due persone si incontravano.


Quattro occhi tristi.


Due emozioni deluse.


Era mezzogiorno e una vita ed un momento si stavano incontrando.


Entrambe stavano finendo.


Impossibile non capirsi.


Audace era stato un grande fotografo.


Sicuramente il più grande fotografo di Sicilia.


Scatto due foto alla ragazza.


 



Era sera e una ragazza guardava dal finestrino del treno,


un tramonto scorrere rosso.


Nelle mani due foto.


Due emozioni su sfondo bianco.


Il fotografo le aveva immortalate mentre affondavano.


Era sera e un signore se ne stava scalzo dentro al mare.


Nelle mani due foto.


Un alba bianchissima e un tramonto di fuoco.


L’inizio e la fine.


Le aveva trovate.


Il fotografo usci dall’acqua e i piedi e i pantaloni di lino bianco,


strusciavano nella sabbia.


La trovo una sensazione piacevole.


Si tolse la macchina fotografica che portava a tracolla


e la lanciò nel mare.





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