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Rosabella and the Citizen cane.

Il primo potere.

THE INVISIBLE MAN

Ottobre 5th, 2005

Charles Potatos si era infine convinto di essere un super eroe. Cioè un compare dei vari SuperMan, Batman, Spiderman, Wonderwoman, Hulk e compagnia bella. Anche Zorro. E anche di tutta la marmaglia di comparse minori quali L’uomo da un milione di dollari,  Ralf  Super Maxi Eroe,  gli Acchiappafantasmi e le Tartarughe Ninja.

Anche se su quest’ultimi due, nutriva qualche dubbio, ed era convinto fossero solo una macchinazione televisiva.

Cioè quelli non ce li avevano mica i super poteri.

E se ce li avevano non era affatto valido perché erano fumetti.

Ovviamente lui era meglio di tutti in quanto aveva il sommo fra tutti i super poteri.

Lui aveva l’invisibilità.

Era stata dura. Accorgersi di avere il dono. Dura nel senso della lunghezza del tempo impiegato per rendersene conto.

Dovete sapere che l’uomo invisibile si vede.

Nelle sue varie dimensioni, vestiti, malesseri, posture, sbalzi d’umore, difetti. Pregi ad avercene.

Charles Potatos, e notate bene, Potatos e non potatoes come le patate (era una vita che lo scherzavano con quello sciocco fraintendimento di pronuncia. :-"Ahhh buongiorno, come ha detto che si chiama? Carlo Patata?" E giù a ridere o a provare a resisterci) era tutta la vita che si vedeva.

Nonostante non facesse una bella impressione nemmeno a se stesso, si era sempre accorto della sua fisicità. Seppur inutile. Aveva una faccia assolutamente anonima.

Talmente anonima che riusciva a mimetizzarsi con il nulla.

Era come se fosse privo di muscoli facciali. Il suo volto non aveva movimento. Sia che sorridesse, che sbadigliasse (gli capitava di frequente), che fosse sotto sforzo, che stesse riflettendo, che fosse assorto in matematiche elucubrazioni (non gli capitava mai), il suo profilo trasmetteva le stesse medesime sensazioni. 

Ti lasciava del tutto indifferente. Incolore, insapore. Bè inodore proprio non del tutto. L’alito non era il suo forte, come il resto d’altronde.

Le sue espressioni erano state cancellate dal volto e sopra, uno di quei tizi che vanno in giro in motoretta ad attaccare manifesti, gli aveva incollato un opera d’arte.

Si intitolava “squarcio sul vuoto”.

Ovviamente era un opera d’arte per modo di dire, altrimenti, nell’arco degli anni, qualcuno ci avrebbe perlomeno prestato un secondo d’attenzione.

Insomma dicevamo.

L’uomo invisibile si vede, quindi per assurdo, come fa a rendersi conto del proprio stato di anormalità?

Tenuto pur conto delle sue non eccelse doti intellettuali, Charles, aveva impiegato gli ultimi diciotto anni, calcolati dal giorno del raggiungimento della maggior età, a prendere coscienza di questa sua diversità.

Hai voglia che sudata.

Ma d’altronde era un fenomeno così particolare, che aveva necessitato di tutta una serie di prove e controprove, onde renderlo del tutto ammissibile.

Ammissibile per se stesso si intende. Agli altri non lo avrebbe mai svelato.

Che poi d’altronde come fare, se non lo vedevano?

Per diciotto anni Charles era passato indifferente alle varie fasce e classi sociali e temporali che in genere incontrano la vita di ciascuno.

Prima era successo con i cugini e la parentela generica. In tutte le occasioni si chiedevano:-" Ehi com’è che Charles non c’è nememno questa volta?" Eppure lui era sempre lì.

Poi prosegui  con gli amici di gioventù. Non lo filavano di striscio. Eppure lui era sempre lì.

Si era passati ai tentativi con le prime ragazze. Scorreva via come acqua su un vetro.

I colleghi di lavoro. Pensavano fosse il fattorino.

La gente comune. Era solo uno spazio vitale occupato.

Gli animali. Quelli gli passavano direttamente attraverso.

Il fatto è che nella vita, ti insegnano a capire quando sei benvoluto. Quando sei di troppo. Quando è ora di alzare i tacchi e andartene. Ma nessuno si è mai preso la briga di dirti cosa succede quando sei indifferente a tutto e a tutti.

Perché non era certo fastidioso lui. Ci mancherebbe altro. Nemmeno tanto brutto da essere insopportabile alla vista. Ovvio non aveva nemmeno caratteristiche per le quali essere al centro dell’attenzione.  Era semplicemente così.

La firma ANONIMO in fondo ad un corpo composto da ritagli indecifrabili di lettere trasparenti.

Forse nessuno ci aveva mai pensato. A Charles di sicuro nessuno lo aveva mai detto.

Fu così, che tra le tante riflessioni a cui quello status di emarginazione poteva portare, lui, che della riflessione non faceva il suo cavallo di battaglia, lui giunse alla più semplice. Tirò una semplice somma. O più che altro un equazione.

Nessuno mi nota. Uguale. Sono invisibile.

Un vero genio della matematica.

Ora, preso atto e convintosi a furia di prove pratiche della sua dote extra umana, differentemente dagli altri supereroi, pensò bene di non utilizzarla per scopi benefici utili alla società.

D’altronde che avrebbe potuto fare l’uomo invisibile per fare del bene?

Non sapeva volare come Superman. Non poteva arrampicarsi sui palazzi come Spiderman. Il costume di Batman gli andava stretto. Wonderwoman. Bè cazzo. Quella era una donna.

Insomma non c’era posto per un altro idolo delle masse  in giro.

Gli venne naturale dedicarsi al piccolo crimine. E più che piccolo crimine potremmo chiamarlo alla riscossa dei suoi crediti con il mondo.

Poca roba per la verità.

Che può volere soddisfare uno, che fino ad allora è stato, indifferente alla totalità degli abitanti terrestri?

In quanto uomo. Donne.

In quanto uomo. Soldi.

Iniziò a piccoli passi.

Per primo scoprì che poteva tranquillamente evitare tutte le file e le code a qualsiasi cassa, sportello, botteghino, ufficio postale. Scorreva semplicemente di fianco alla fila e si piazzava in prima posizione. Nessuno aveva nulla da ridire. Proprio non lo notavano.

Poi iniziò con le prime molestie. Mani morte, sfregamenti, palpeggiamenti. La sfortunata di turno, alzava gli occhi, compiva un giro di perlustrazione a trecentosessanta gradi, non sembrava incontrare i suoi occhi e poi ritornava al suo posto, scrollandosi le spalle.

Col tempo si fece più audace.

Invece di saltare la fila e portarsi direttamente al primo posto, passava dall’altra parte del bancone, faceva ciò che doveva fare (in genere piccoli prelievi di contante) e se ne andava.

Sostituì le molestie con delle visite dirette in luoghi privati. Camerini, spogliatoi, bagni pubblici. A volte si infilava in qualche camera da letto. Nessuno ebbe mai niente da ridire.

Ecco solo una volta.

Una signora di mezza età. Si era infilato sotto la doccia con lei. Si era messa ad urlare. Ma c’era stato un errore in quell’occasione. Si era dimenticato la sigaretta accesa all’angolo delle labbra.

L’invisibilità veniva comoda anche in altri campi.

Ad esempio al lavoro. Poteva permettersi di stare assente anche per giorni, senza che nessuno sospettasse di nulla.

Gli permetteva tra l’altro di togliersi un bel po’ di soddisfazioni.

Ad esempio quella volta che incise una zeta sul mantello di Zorro. Ahahahah, uno sgarro coi fiocchi. Che risate si era fatto. E poi quel giorno che si era intrufolato sul set degli Acchiappafantasmi e aveva aperto e richiuso porte all’improvviso finche tutto il cast non era fuggito per la strizza. Uhhh che sballo ragazzi.

Si godette il momento, divise la fama con se stesso, per un paio di settimane, poi mesi, un annetto.

Poi cominciò a stufarsi. Cominciarono i problemi.

Gli altri supereroi, finite le loro azioni, tornavano alla normalità e vivevano la loro vita.

Hulk si restringeva e non era più verde, ma un bel ragazzo. Batman parcheggiava la macchina nella caverna e aveva il suo amico Robin. Wonderwoman e L’uomo da un milione di dollari erano fidanzati e pensavano di metter su famiglia.

L’invisibilità invece era un potere che non scompariva mai.

Anzi, tendeva a diventare più potente. Ad aggravarsi.

Ci aveva provato, lui.

Aveva cercato qualche pulsante segreto lungo il suo corpo, una frase magica da recitare, un posto segreto dove trasformarsi. Nulla di nulla.

Pensò che avrebbe dovuto chiedere aiuto.

Che cosa ridicola. Un supereroe che chiede aiuto. Si è mai sentito!

Certo, avrebbero riso, ma non sarebbe stato certo peggio di quanto aveva sopportato sin ora.

Se avesse potuto scegliere, si sarebbe fatto aiutare da Wonderwoman. Che gran paio di tette ragazzi.

Ma si diceva in giro fosse in maternità.

Così salì sulla cima di un palazzo. Si sarebbe lasciato cadere. Qualcuno sarebbe arrivato.

Ovviamente prima, dato che era sì scemo, ma non a tal punto, si pitturò tutto di rosso.

Altrimenti essendo l’uomo invisibile, chi l’avrebbe mai visto cadere?

 Superman arrivò puntuale.

Bè Cristo avrebbe potuto fare anche un po’ più presto. Il piano terra si stava avvicinando pericolosamente quando lo prese dolcemente tra le braccia.

:-Salve amico. Ehi dico, che ti è preso? Chi te lo fa fare di buttarti da lassù. Potevi ridurti a una polpetta. Ti è andata bene che ero in pausa pranzo. Come ti chiami fratello?

:-Charles Potatos?

:-Carlo Patata? Ah si? E tutto questo rosso che sarebbe? Il Chetchup? Ahahahah…

Superman rise.

L’uomo invisibile invece, non ne aveva affatto voglia.

23 Responses to “THE INVISIBLE MAN”

  1. pista ha detto:

    phialdelphia no mart,io direi formaggio fetiso alle erbe spalmabile che se poi devi limonare non puoi non avere l’alito pesante…

  2. boxroom ha detto:

    anch’io! anch’io patatine rustiche al rosmarino con sopra bocconcini di petto di pollo al timo e philadelphia.. ma senza philadelphia! adesso, Maaaaaaaaaaaaaart!!!!!!

    (ti ho visto dalla mia amica di pane;-)

  3. ieleina83 ha detto:

    eih supermen!! sono passata per farti un salutino !!! buon weekend un superkiss!! ( scusa la fretta ma oggi sono carica come un mulo e ho perso un cifro di tempo con il post!!! argh!!)

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