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Rosabella and the Citizen cane.

Il primo potere.

WHO SAID THAT LOVE MUST BE..

Luglio 22nd, 2005

Aveva scelto proprio la giornata meno adatta per farsi beccare. Il cielo era sereno in trasparenza come un bicchier d’acqua riempito all’orlo e nei paraggi non c èra nemmeno una nuvola.

Una dannata nuvola a forma di armadio dentro la quale nascondersi. O meglio nasconderla, visto che erano a casa sua.

Se ne stava ora affacciato alla finestra a fumare una sigaretta e con su appena le mutande, mentre lei in soggiorno passeggiava nervosamente e non trovava nulla nel quale impegnarsi, per fingere di fare altro e non pensare.

E lei era alle sue spalle e si stava, con una certa fretta, rivestendo.

Era evidente che c’era una lei di troppo.

La guardo uscire e pensò come aveva potuto, una donna giovane e così bella e affascinante, finire nel letto di uno cosi vecchio e brutto. Trovò la risposta a portata di mano, in quanto era ormai da parecchi anni che per lo stesso motivo, lei, nel letto di quel vecchio, grasso e trascurato uomo, ci finiva regolarmente ogni sera. I soldi. Tanti soldi. Troppi soldi. Puzzolenti soldi. Ma estremamente comodi soldi.

Ma anche non solo soldi.

La guardò uscire lungo il vialetto della villa, dalla visuale alta che aveva dalla finestra. Era uno schianto, come tutte le altre, forse più delle altre.

Peccato fosse arrivata sua moglie. Ma era convinto che sarebbe ritornata prima o poi. Tutte provavano a ritornare prima o poi. Attendevano pazienti in coda il loro turno, pur sapendo che non avrebbero mai potuto raggiungere l’inizio della coda e restaci.

Perché davanti a tutte c’era lei.

Non era meno bella, ne meno intelligente, ne meno disponibile a letto. E aveva una cosa, più delle altre, maturata nel tempo, che la rendeva insostituibile.

Lei non lo amava affatto, ma in compenso, era pazza di lui.

Quindi, tirate un paio di somme, c’erano buone possibilità che lei non lo lasciasse mai. E questa era un ottima cosa.

Certo. Perché lei gli sarebbe mancata. Cristo quanto gli sarebbe mancata. Non ne sentiva l’assenza solo quando aveva qualcun’altra sotto le lenzuola. Ma per il resto non poteva sopportare di non averla al suo fianco.

Lei non era affatto dispiaciuta di averlo trovato con un’altra. Le dispiaceva solamente averlo visto all’opera. Ma per il resto lo aveva sempre saputo e preso in considerazione. E non gliene importava un beato accidente. Perché lui non le faceva certo mancare la sua razione. E questo quindi significava che non le preferiva le altre per colmare delle carenze, ma per puro e semplice vezzo personale o per qualcosa d’altro che però non aveva interesse a sapere.

Era un uomo intelligente e colto e uno scrittore di fama mondiale e passavano le giornate a parlare e discorrere degli argomenti più svariati senza aver mai trovato un giorno in cui annoiarsi o non avere nulla da dirsi. Era brillante e competente e le faceva togliere ogni sfizio le passasse per la mente. Non era bello e non era fedele. Ma lei non lo amava quindi non era affatto importante. Si trovava bene con lui e per questo il resto delle sue qualità erano molto più importanti.

Lui usci nella veranda e lei senti il ghiaccio che tintinnava contro il vetro dei bicchieri. Le passo il suo, mentre con una mano le cingeva il fianco tirandola a se e baciandola castamente su una guancia.

Si era messo addosso una camicia stirata ed era fresco di doccia. Il vento che soffiava attraverso il giardino da destra, le portò al naso il profumo del suo dopobarba maschile, misto alla menta fresca che coltivavano sul retro e che tenevano appositamente per preparare quei cocktail.

Era un bell’uomo anche se non bello della bellezza classica ma del fascino della cultura e della conoscenza e della facilità al parlare. Senti la sua presenza fisica massiccia ed ingombrante eppure così inebriante, quasi calamitica.

Credette di amarlo in quel momento, anche se allo stesso tempo le parve una cosa assurda dato che lo aveva appena scovato a letto con un’altra.

Ma forse il suo tipo di amore prevedeva la sopportazione dell’infedeltà e le parve che allora il suo potesse essere il migliore di tutti i tipi d’amore possibili e immaginabili. E si senti fiera e capì che nessuna donna di quelle che lui aveva avuto e avrebbe avuto, avrebbe potuto portarglielo via, perché solo lei aveva quel tipo di amore che a lui andava bene.

E anche lui di sicuro l’amava, anche se il suo tipo di amore non prevedeva l’esserle fedele ed esclusivo. Ma dannazione lui le dava molte altre cose e tutte le cose che desiderava e che una donna potesse desiderare. E non poteva rimproverargli nulla, nemmeno che lui forse avesse così tanto da dare, da necessitare più persone alle quali donarsi. Ma la prima era lei e lo sapeva bene e lo sentiva ogni giorno perché alla sera era quasi sfinita delle sue attenzioni, dei sui discorsi coinvolgenti del suo essere così presente, da non poter trovare un solo difetto dentro di lui o un buon motivo per  ritenersi insoddisfatta di come lui la faceva vivere e di come lei viveva.

Lui era dispiaciuto, di quel dispiacere leggero che lo coglieva sempre per qualche momento, dopo che si comportava in quel modo. Ma erano sensazioni che duravano poco e si spegnevano con l’accendersi nuovamente del sorriso su di lei e con l’averla nuovamente fra le braccia e sentirsi come pulito e fresco di bagno.

Penso che era stato fortunato a trovarla e si convinse ancora una volta di più di amarla, anche se ne aveva amate altre e una appena poco prima, ma non certo allo stesso modo.

Volle dirle qualcosa e lei volle dirgli qualcosa, ma poi entrambi si capirono e restarono silenziosi lì in piedi nella veranda contro il tramonto che filtrava fra le palme piegate ad arco e l’odore di menta di quel che bevevano.

Restarono lì, con il loro amore imperfetto per tutti e orribile all’apparenza per molti e invece troppo perfetto per loro, perfetto quasi da fare male.

Una noce si staccò da una delle palme, atterrando sulla sabbia bianca della spiaggia con un tonfo leggero. L’oceano era silenzioso e si muoveva appena. Anche lui come gli altri, sembrava dubbioso. Ma lui doveva solo andare avanti indietro con le maree e certi giorni agitarsi e altri restare in bonaccia e aveva già troppe regole alle quali pensare.

E gli parve una buona cosa che almeno quei due avessero delle regole loro e non le idee di tutti. E inizio a ritirarsi, perché si stava facendo sera.    

 

19 Responses to “WHO SAID THAT LOVE MUST BE..”

  1. selenitudine ha detto:

    Piaciuto molto questo post mart! 🙂

  2. Smokestar ha detto:

    ti leggerò appena ho quelle 3 o 4 ore..;)

    son tornata cosi volevo solo darti un salutino!

    ciao baci

  3. cat78 ha detto:

    mart! ma che bello é questo post??? bravo caro, complimenti davvero 😉

    un bacio

  4. Pillow ha detto:

    UNOS, DOS, TRES, CATORCE

  5. julina ha detto:

    grazie martolino, ricambio la pacca…lieve lieve…!

  6. anonimo ha detto:

    e chi è rossi?

    pista

  7. Ariannasfire ha detto:

    you can run but you can’t hide …

  8. boxroom ha detto:

    Maaaaaart!! Se alzo ancora di più mi cacciano dall’ufficio!! 🙂

    Buon inizio settimana anche a te, smack!

  9. Ariannasfire ha detto:

    non sempre l’amore prevede definizioni o razionalizzazioni … però c’è chi ne ha molta paura …

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