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Rosabella and the Citizen cane.

Il primo potere.

FORI D'ARANCIO.

Giugno 6th, 2006

Il matrimonio incombeva sulla serenità della casa come una spada di Damocle.

Damocle, un nero di due metri, famoso per la sua dotazione. Aveva all’attivo alcune comparsate in film hard nazionali. Amava giocare alle carte, il sue segno fortunato era appunto. Il bastone. Bè certo lui non avrebbe corso quell’inutile rischio. Chissà perché una coppia cerca riparo alla noia della stabilità, dentro un cementificio dei sentimenti. E’ un po’ come fuggire il freddo trovando riparo in una cella frigo. O  scampare ad un incendio cercando rifugio dentro un deposito di munizioni. Come dare una pacca sulla schiena ad un aspirante suicida.

:-Ehi ragazzo, come ti butta?

Si butta di sotto.

Il sig. Johnson Net. Un tipo eccezionale. Eccezionalmente discreto per i più, eccezionalmente anonimo per altri. Un eccezione all’uomo medio per quanto lo riguardava. E’ fattibile vivere nell’anonimato, pur avendo aspirazioni da ribalta. Basta avere l’ego sotto controllo. Le persone straordinarie sanno godere delle proprie capacità anche da sole. Poi muoiono suicide.

Non si sarebbe sposato, di quello ne era certo. Il sentimento era faticoso. E per quanto se ne fosse tenuto alla larga ben oltre i normali tempi canonici , da qualche periodo a questa parte il sentimento stesso lo aveva raggiunto da se, e lui, probabilmente non più così in grande forma, si era lasciato avviluppare senza opporre resistenza. In fondo un paio di tette o di cosce erano sempre meglio di un raffreddore. Il problema è che il secondo è più facilmente curabile. D’altronde lui lo era sempre stato un sentimentale. Continuava inesorabilmente a commuoversi davanti a una tavola imbandita o ad un bancone irto e spinoso di calici. La sua vita era stata li, fra i meandri comodi della libertà e le anse riparate della singletudine. Il fatto è che la coppia comportava l’uso troppo frequente del verbo dare. Gli erano bastate le ultime settimane per rendersene conto. Dare attenzione, dare tempo, dare spazio, dare conforto, dare piacere, dare, dare, dare. Ore di fottutissima prestazione di mano d’opera. Come se non si lavorasse già abbastanza per guadagnarsi il pane. Che poi nell’amore, ti pagano in natura.

Avete mai provato a depositare un orgasmo in banca?

A patto di raggiungerlo. L’orgasmo e poi l’istituto di credito. La gente non capisce che il verbo dare, è un moto di costrizione. E con le forzature ti possono solo condurre in prigione o in un vicolo sul retro per ammazzarti di botte. Che non sono propriamente la rappresentazione dell’amore,  a meno di non essere il picchiatore. Ora potrebbe sorgere il dubbio, che il sig. Net fosse uno di gusti difficili. Estraibile dallo scaffale dei grandi classici. Quelli dell’ambizione senza mezzi. Quelli dell’eccesso di autostima. Del senza-specchio e della sfrontatezza.

Amici, vi assicuro che non è così. Al sig. Johnson piaceva la fica. Intesa nel senso di gran fica. Ma come a tutto il resto della popolazione mondiale d’altronde. Altrimenti perché le cozze le servirebbero come pietanza? La bellezza estetica è il placebo per la vista, ma per la vita ci vuole dell’altro. Ad esempio della sostanza. Materia grigia. Che è diversa dal sentimento. Il sentimento ostentato è solo una copertura. Dolcezza, affetto, sensazioni umane. Phua! Al massimo possono essere la conseguenza di un rapporto funzionante, ma non il motivo trainante. In ogni modo il sig. Net si auspicava di trovare, semmai fosse stato costretto dagli eventi, una donna con le palle, una che pungolasse i suoi istinti, le sue argomentazioni, che lo sviscerasse per benino.

Ehi, donna con le palle, pungolo, non staremo mica parlando di un trans?

Certo, pur nei limiti di quanto da parte sua si fosse potuto fisicamente permettere, purtroppo la scelta e la sopravvivenza del rapporto stesso da parte femminile come maschile è ancora basata su canoni estetici, c’erano alcune dotazione psico-estetiche delle quali non avrebbe potuto fare a meno. Femminilità. Sesso-sensualità. Magari accompagnate da un difetto fisico sui canoni, unico e distintore nel suo genere. Non gli pareva di chiedere molto, ma sapeva che la ricerca non sarebbe stata facile. Soprattutto perché lui non aveva nessuna intenzione di intraprenderla. Avrebbe semplicemente atteso, finché le sue giornate non fossero diventate troppo noiose da sopportare. O lui troppo noioso per continuare ad essere tale.

Poi, ecco, poi, probabilmente.

Si sarebbe preso una meritata vacanza.

Nella casa c’era un atmosfera frenetica, euforia nervosa e inneschi sparsi ovunque. Bastava il gesto azzardato di un fumatore distratto, per rompere gli equilibri. Beng! Il sig. Johnson si era rifugiato al solito nella sua camera in cerca di sensazioni sottovuoto. Dal balcone sparava di tanto in tanto, dei colpi a casaccio verso l’albero fiorito. Beng!

26 Responses to “FORI D'ARANCIO.”

  1. anonimo ha detto:

    ‘giorno…magari il souvenir lo scelgo io eh. a.b.

  2. anonimo ha detto:

    magari! ma stasera però cena indiana!

    pista

  3. boxroom ha detto:

    Ciao Martyyyyyyyyyyy!!!

    Metteveno le scrivanie in un modo che non posseno più cazzeggiare in libertà! maporcamerda. Tibbaceno!

    E NON AMMALARTI! DAI!!

  4. Ariannasfire ha detto:

    ciao frank, dopo un po’ di “assenza” sono di nuovo qua!

  5. davideman ha detto:

    Inspiegabbbilmente la barzelletta dello yogurt la sapevo già 🙂

    Buona giornata Mart

  6. PleiadiElisewin ha detto:

    blog di Flavia Vento?

    huahuahuahua

    e chi glielo scrive???

    huauhauhauh oddio poracci!!!

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