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Rosabella and the Citizen cane.

Il primo potere.

SENZA DIO E SENZA STORIA.

Agosto 31st, 2005

Era un estate che era tornata improvvisamente arida, come una gola che si secca e chiede aiuto, seppur ci hai appena versato addosso una discreta serie di bicchieri. Aveva piovuto nei giorni meno adatti, e dopo che tutti avevano invocato nuovamente caldo e sole, e caldo e sole erano tornati, i più ne avevano ora le tasche piene e come un ospite indesiderato, ne avrebbero volentieri fatto a meno, preferendo il clima fresco delle giornate precedenti.

La temperatura si era alzata e con la temperatura era salito su, a depositarsi fra cose e persone, uno strato di foschia, che si sarebbe potuta dire polverosa quanto d’umidità, che dava all’orizzonte, ma anche a tratti del paesaggio, un aspetto stanco, vecchio e inguardabile, che li rendeva, all’idea, ancor più desolati, di quanto gia non fossero.

E dentro quegli spazi immobili, la gente aveva ripreso le varie attività, trascinandosi sulle gambe, disperata come un tale qualsiasi gambizzato fuori casa, e che ora tentasse nell’indifferenza generale,  di raggiungere qualcuno per farsi aiutare.

Tra quella vita che si rimetteva in moto pur non sapendo che in realtà, non era mai partita, lui scorreva indifferente ormai da sempre, come un aquila che scivola fiera con la sua preda fra gli artigli, sopra un gruppo di avvoltoi al lavoro su una carcassa.

Era un lavoratore, e questa cosa di per se, lo accomunava agli altri. Ma lui era anche uno scrittore, e questa cosa lo distingueva, anche se nessuno era a conoscenza del fatto che scrivesse e forse nemmeno lui, era molto convinto delle prospettive che poteva avere.

Ma scriveva per non lasciare nulla di intentato e per stuzzicare il fato e soprattutto, per ammazzare le giornate. Avrebbe potuto riempirle in altri modi, magari lavorando, ma l’attività era una copertura e quindi non era necessario esagerare. Avrebbe potuto ammazzare e basta, che allora avrebbe trovato anche qualcosa di cui raccontare per più della solite dieci pagine, il limite, oltre il quale, non si era mai spinto.

Era in ritardo di un tot sulla vita e il fatto dava i suoi scompensi.

Intendiamoci. Per uno che volesse solamente esistere, la cosa poteva essere paragonabile a una gran botta di culo. Niente grane, niente ostacoli sulla strada, niente emozioni. Piattume, monotonia e tabella di marcia preimpostata. C’è gente che pagherebbe.

Ma lui voleva vivere ed era diverso. E lui voleva scrivere ed era un problema.

Se semplicemente esisti, non hai nulla di cui raccontare, che possa interessare un vero lettore. Certo con una gran bella dose di fantasia e una capacità naturale, potevi ambire al traguardo del primo capitolo. Ma poi le parole ti si sarebbero cicatrizzate come una ferita sulla carta bianca.

Diversamente, se la vita ti puzzasse un po’addosso, a ricordati fatiche, battaglie e vittorie, o anche semplicemente esperienza, allora le possibilità potrebbero aumentare.

Allora ti servirebbe solo la capacità di tradurre le emozioni in lettere e le lettere in qualcosa di sensato che scorra piacevole tra le dita e sotto gli occhi.

Che non è cosa da poco, è più che altro cosa da pochi.

Ma già hai il vantaggio di non dover passare le giornate ad immaginarti qualcosa da scrivere e poi le notti a scriverlo veramente. Se hai vissuto, può darsi ti avanzi la notte per uscire a bere qualcosa. Il che non è affatto una cosa disprezzabile.

Ecco, da quel punto di vista, lui era in un mare di guai.

Aveva i suoi anni, un paio di decine, e al massimo una dozzina di pagine di vita. Praticamente doveva ancora nascere. Di che voleva mai raccontare? E chi sarebbe poi, stato ad ascoltarlo?

Non lo avevano abbandonato in fasce, non era cresciuto in orfanotrofio, non aveva vissuto con un padre manesco o con una madre povera e sette fratelli. Aveva frequentato solo scuole banalissime e incontrato nessun grande artista, non era finito sulla strada a dodici anni, non aveva rubato, fumato, scopato e drogato o fuggito di casa. Non aveva girato il mondo, non era mai quasi morto, aveva perso la fede e non aveva mai trovato il coraggio di cambiare. Non abitava in una grande città, non si era trasferito di stato in stato, non aveva vissuto nessun cambiamento epocale della storia. Non aveva incontrato amici poco raccomandabili o avuto donne a cui raccomandarsi.

Solo un paio di funerali, un diploma, un lavoro e delle sbornie ben smaltite.

Troppo poco per campare scrivendoci su. Troppo poco per essere considerato campare.

Poteva anche essere il migliore degli scrittori, ma era uno scrittore senza argomenti. Un inviato di guerra, in tempo di pace. Un fotoreporter senza scena. Un investigatore senza delitto.

Un sacco di grane. Ma niente grane.

Se ne stava sulla scrivania, la testa inclinata di lato e sorretta dal palmo della mano. Guardava lo schermo e le righe ferme. Non aveva il sigaro acceso e nemmeno un gintonic in fresca.

In giro erano tutti morti. Ma senza lasciare un filo di sangue da raccontare. Il paesaggio pure lui, era un vero schifo, vestito apposta per passare inosservato.

Il vecchio bestemmiò. Era un prepensionato statale. Bestemmiò ancora. Cinquant’ anni di noia mortale. E difatti la sua esistenza era già finita. Ora stava semplicemente tentando di ammazzarla del tutto.

Non voglio finire così pensò. E pensò a lei. Era una cosa recente e forse finalmente una prospettiva di vita all’orizzonte. Ma non voleva correre. Altrimenti poi avrebbe avuto da scrivere, anche se era quello che voleva, ma non proprio in quel senso, ma nell’altro lato migliore. E per scrivere del lato migliore dell’amore, ci voleva un gran talento, essendoci della forte concorrenza.

E allora pensò che semmai, quello l’avrebbe tenuto per se e avrebbe aspettato, che qualcosa d’altro da romanzare, gli fosse caduto addosso.

Magari era anche il caso di andarselo a cercare.

Ma era un lavoratore, anche se non molto indefesso, e dove lo avrebbe trovato il tempo?

Si stiracchiò sulla sedia come un gatto appena sveglio.

Era un giorno come un altro e la vita non voleva saperne.

7 Responses to “SENZA DIO E SENZA STORIA.”

  1. anonimo ha detto:

    ciao mart!!! seconda parte del corso di java………. che stress!! besos.

    box

  2. anonimo ha detto:

    echeppalle oggi….

    pista

  3. Frogg ha detto:

    secondo me nella scrittura non c’è concorrenza…

    soprattutto negli scritti d’amore.

    perchè sono sempre personali.

    c’è concorrenza se l’autore va a cercare in giro una storia che non sia la sua…

    :o)

    Buona vita…

    e buone righe….

  4. pista ha detto:

    sveglia maaaaaaaaaaaaart!!!

    giù dalle brande!

  5. cat78 ha detto:

    Pelle da sera con brividi annessi 😉

    Baci Mart!

  6. xandria ha detto:

    era uno scrittore CON argomenti ne sono sicura

    e l’amore? meglio viverlo che scriverlo….ci sono cose che nn possono descriverlo neanche avendo il maggior talento… ne sono sicura…e poi e’ bello avere qualcosa da nn voler “condividere” ma solo ed unicamente da “vivere”

    chissa’ se sei d’accordo? bhe era del mio

    ciao

  7. la_descrizione ha detto:

    Mi piace come scrivi. Che detto così, sembra un commento banale, ma ti assicuro che per me non lo è. Tornerò a leggere un po’ del tuo passato…

    “E per scrivere del lato migliore dell’amore, ci voleva un gran talento, essendoci della forte concorrenza.

    E allora pensò che semmai, quello l’avrebbe tenuto per se e avrebbe aspettato, che qualcosa d’altro da romanzare, gli fosse caduto addosso.”

    Mi sono trovata in queste parole…alla ricerca di qualcosa da romanzare…

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