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Rosabella and the Citizen cane.

Il primo potere.

TE LO SI LEGGE IN FACCIA

Novembre 16th, 2004

In ottemperanza al mio nuovo motto di vita “esci dal guscio”..( per capirci..uscire dal vicolo cieco nel quale mi sono infilato anni or sono..vale a dire..stessa compagnia, stesse poche conoscenze, stessa solita routine e aprirsi al mondo accettando qualsiasi proposta, invito o chicchessia proveniente da qualcuno diverso dai miei soliti ¾ amici), venerdì sera mi sono avventurato e poi impantanato in una specie di “appuntamento al buio” approppinatomi da E., conoscenteamico trentasettenne della palestra, neo ex scapolone dalla faccia da ufficiale gentiluomo.


 


 – ANTEFATTO


Mercoledì ore 20.20


Mart impegnato in serie 4 x12 bicipiti alternati.


E. impegnato in niente:  … Impegni per venerdì sera?


Mart titubante come sempre prende tempo….mmmm..non so forse..uhm, forse compleanno di F…devo verificare..


E. – Semmai fammi sapere..esco con la mia nuova tipa..mi ha detto di portare qualcuno per fare compagnia a una sua amica.


….


…Ok…ti faccio sapere domani.


 


INTERMEZZO


 


Mart si dimentica dei nuovi buoni propositi e preso dai soliti panici di inadeguatezza, o per paura dei vuoti di sicurezza da solite cose, pensa alla scusa da inventare.


Ma poi dopo una notte insonne e svariati mumble mumble giornalieri, giovedì sera, accetta e conferma l’invito, attizzato e fantasticato dall’idea e da molti pensieri immaginati, di un fugace notte d’amore tra le braccia di una procace e disinibita altoatesina..salvo poi ripensarci almeno una volta ogni ora, sarà perché al venerdì sera mi sento uno straccio, sarà perché E. alla fine lo conosco appena, sarà perché sabato mattina ore 7 sveglia e lavoro al freddo vento nordeuropeo…sarà, sarà, non sai mai quanti sarà ti possono venire in mente quando vuoi evitare qualcosa.


 


SCENA DEL CRIMINE


Venerdi ore 8 appuntamento e partenza direzione BOLZANO.


In precedenza.


Tentativo di mettermi un po elegante. Come sempre al venerdì sera sono nervoso e odio tutto quello che mi infilo addosso. Così niente giacca finto elegante e camicia, ripiego su una più giovanile e rassicurante (per me) maglietta aderente bianca con pettorale sotto e giacca di pelle motociclistica.. Barba, capelli, cremine varie, profumato e stirato…guardo lo specchio..mediamente presentabile per essere venerdì.


E. è un tipo in gamba e nonostante i 10 anni in più che ci separano, il viaggio scivola via in un discorso continuo..


Solo durante il viaggio però mi sovviene la lucida deduzione che, la ragazza di E. e quindi anche l’amica, difficilmente saranno delle ventenni, data l’età di E. e quindi il panico da incontro inizia a vorticarmi nella testa come una sbornia.


E le peggiori delle ipotesi cominciano a cangiare in mera realtà gia da quando le due simpatiche e avvenenti DONNE, dico DONNE, presenza, sostanza e fragranza di DONNA, salgono dentro la macchina per andare al ristorante.


In quel momento la mia loquacità,(migliorata nell’ultimo periodo) i miei pensieri, il coordinamento delle parole, l’inventiva, si sono assunti in cielo e mi hanno abbandonato, solo, svuotato di idee e privo di forza di reazione tra due sconosciuti e mezzo.


Ho capito perché li chiamano appuntamenti al buio..ti si spegne completamente la luce.


Siamo andati in un ristorantino del centro molto chiccoso e giovanile, con un ingresso rustico in legno stile pub e una sala al contrario moderna di luci, metallo e forme. www.paginegialle.it/osteriacadebezzi


Mentre i tre parlavano essenzialmente di lavoro e cose personali, ho risposto a singhiozzo a qualche domanda informativa sul mio conto, tentato con pessimi risultati di gettarmi sull’onda dei vari argomenti che scivolavano fra le parti.


Quando i due piccioncini hanno iniziato a tubare e concedersi le prime smancerie, ho infilato la mia testa dentro al piatto amico della grigliata di carne (maiale pollo e canguro (squisito)) con patate saltate e tentato di annegarmi dentro al calice del Chianti.


E poi al culmine della disfatta è arrivata la fatidica domanda:


          Ma come mai sei così silenzioso?


          …mmm…uhmmm..ho fatto fatica a costruire anche questa risposta..é è che che sono timido, all’inizio faccio fatica con le persone che non conosco, soprattutto se sono di genere femminile.. Pure la lingua aggrovigliata dentro una bocca impastata di impaccio mi remava contro.


          MA VA NON SI DIREBBE CHE SEI TIMIDO!!


Avrei voluto avere li uno specchio e guardarmici dentro per capire che razza di aspetto esteriore ho e soprattutto capire che idea di me la gente si possa fare a guardarmi da fuori, così fisicamente visto con il MUTE attivato.


Vedere che faccia ho e che effetto faccio coi vestiti addosso e con le mani affondate nelle tasche per poter NON dire e potere NON aspettarsi che io sia timido e impacciato e in difficoltà nei primi passi.


Sono rimasto parecchio confuso perché la certezza di proiettare un immagine diversa dall’originale, che gia mi era balenata, si è fatta quasi certezza. E l’idea che ti vedano e ti giudichino diverso da come sei, ancora prima di iniziare, modificando la base di partenza, è un ostacolo alquanto impegnativo da scavalcare. La gente ti vede e si aspetta delle cose che non puoi dare, e se poi non l’accontenti, sembra di deludere le attese.


La serata si è spenta man mano e le ragazze erano stanche.


Ho aspettato da solo in macchina una quindicina di minuti buoni, dentro nel silenzio caldo di riscaldamento e tappezzeria di una vecchia macchina , che E. e fidanzata consumassero presumibilmente un rapido e fugace incontro d’amore su nell’ attico di lei.


 


COMING BACK


Nel ritorno freddo e ripetitivo dell’autostrada E. mi ha ri-mostrato la sua sorpresa per questa mia inaspettata ammissione di timidezza. Cosi siamo finiti su  discorsi più seri e ho finito di raccontargli delle cose mie, appunto da questi problemi iniziali ad aprirmi al mondo femminile, all’idea e convinzione di come sarebbe e sia stato molto più semplice scoprire le ragazze dietro un PC o in qualche altro modo segreto prima di incontrarle .E gia conoscendosi avere un sacco di cose da dire e raccontarsi e essere privi di quella corteccia protettiva deviante e opaca che ti fa mantenere una certa distanza, prendere degli abbagli e deviare sul percorso sbagliato.


Gli ho accennato a questa strana esistenza senza STORIE che sto continuando ad affrontare, senza riuscire a darmi delle motivazioni di derivazione.


Incapace di spiegarmi se sia per il fatto di stare bene così con addosso quel perenne senso di libertà e di possibilità di scelta e catalogazione continua, o se tutto sia dovuto alla paura e inquietudine di dover andare incontro a scelte, rifiuti, sofferenze, bugie, comportamenti sleali e impegno in genere o se infine si tratta solo di mancanza di coinvolgimento pieno e assoluto nei confronti di qualcuno, dato dal fatto di non aver ancora incontrato AMORE vero, al patto che esista, e di essere poco incline all’INNAMORAMENTO intermedio da storia passeggera.


E. mi ha dato una pacca di lato e mi ha detto – E’ ora che ti dai da fare!


L’ho guardato con la sua faccia serena e la guida tranquilla di uno che probabile, dopo una vita di ricerca, ha l’impressione di essere arrivato nel suo momento perfetto CASALAVOROAMORE e abbiamo fatto alcune considerazioni su femminilità ed estetica delle donne, prima di arrivare al nostro punto d’incontro e di partenza.


Sono salito sulla mia macchina che era fredda e gelida in ogni suo componente e l’ho riempita di musica a volume alto per cercare di riscaldare se non altro l’ambiente. Curva dopo curva, il caldo sintetico del riscaldamento mi è scivolato addosso a partire dalle estremità delle dita e poi in circolo in tutto il corpo e dentro quella sacca amniotica di benessere, ho capito che avrei potuto guidare fino al capolinea della notte, con il pianoforte dei Coldplay, la voce di Ray Charles e le chitarre distorte dei Pink Floyd  che emanavano calore vivo e vero a dispetto di quello dell’acqua calda del radiatore.


A casa mi sono guardato allo specchio in figura intera, cercando di capire cosa mi si possa leggere in faccia. Ma conoscendo in parte, cosa viaggia sotto questa pellaccia, mi è parso un tentativo inutile, dato che ne sarebbe uscita una risposta, troppo distorta verso il REALE e così poco prossima all’idea dell’ESTERNO.


Ero di uno sveglio elettrico e pulsante, così son rimasto a stancarmi davanti alla TV, nel caldo della cucina che svaniva nella notte.


 

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